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VERONA
Via dei Mutilati, 8 37122 VERONA (VR)
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Cenni storici


L'Associazione mutilati ed invalidi di guerra, bandì nel 1931 un concorso per erigere la Casa del Sacrificio dei mutilati veronesi su un'area donata dall'amministrazione comunale "dietro il teatro Filarmonico con facciata a chiusura della destra che da Corso Vittorio Emanuele, subito dopo i portoni della Bra, si interna ove esisteva un tempo la piscina si S. Luca".

Il progetto fu studiato "in modo da dare, al visitatore, l'impressione prima dello scopo per il quale essa è stata edificata: ossia quella di richiamare il pensiero a quella gloria che si sono meritata coloro che la patria eroicamente servirono".
In quest'opera di sapore piacentininano, l'architetto Banterle si adegua alle direttive del partito che dichiarava - per voce di Mussolini - l'architettura razionalista vera espressione del fascismo.
Severa costruzione rivestita in pietra, la Casa del Sacrificio costituisce per la città di Verona - da sempre legata a correnti stilistiche tradizionali - un significativo esempio delle nuove tendenze culturali di regime.
La facciata principale, aggettante nella porzione mediana, è caratterizzata da un grande arco in cui è inserito il rettangolare portale incorniciato da una struttura scompartita da facce con emblemi dei mutilati.
Al di sopra è posizionata una sorta di finestra termale con frontone evidenziato da una sporgente serraglia.
L'attico di copertura è decorato sul fronte da un bassorilievo della Vittoria con la scritta "In sacrificio triumphans".
Ai lati della scalinata troneggiano i due gruppi scultorei di Ruperto Banterle in pietra gallina. Essi rappresentano il mutilato sorretto da un commilitone e la patria difesa dal soldato in cui "l'artista ha saputo infondere al combattente della Rivoluzione la forza e l'idealità che le Camicie Nere hanno recato in difesa della falange dei mutilati vilipesa e derisa, calpestata dalla canea rossa nel dopoguerra e all'insieme del gruppo il senso del perfetto spirito di cameratismo che affratella i reduci della trincea con le camice nere della Rivoluzione".
L'interno è rivestito di marmo nero della cave di Prun e decorato da baionette spezzate evocanti il monito di Delcroix: "le armi monche sono quelle che feriscono di più".
Dal vestibolo, attraverso una apertura a tre fornici si accede al salone per le riunioni: al piano terra erano situati i gabinetti di assistenza medica, la cripta ai caduti rivestita di marmo verdello di Sant'Ambrogio offerto a prezzo di costo dal mutilato Plinio Zorzi.
La Casa del Mutilato venne inaugurata "in pompa magna" il 17 settembre 1934 alla presenza di Carlo Delcroix "il mutilato infaticabile" e del sottosegretario Lojacono.
Per l'occasione il Corso Porta Nuova e la Via dei Mutilati furono percorsi da una suggestiva sfilata di grandi invalidi, piccole e giovani italiane, giovani fasciste, legioni di Balilla e avanguardisti.

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